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Rassegna Stampa
ARTICOLO USCITO SU IL CORRIERE DI LIVORNO 31-08-2010
 

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ECENSIONE DEL VOLUME "FORMAZIONE ALLA RELAZIONE D'AIUTO" SU RIZA
PSICOSOMATICA -NUMERO DI AGOSTO-

 

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ULTIMO ARTICOLO USCITO SU LA NAZIONE IL 10 LUGLIO 2010 RELATIVO AL VOLUME "FORMAZIONE ALLA RELAZIONE D'AIUTO. IL COUNSELING
AD APPROCCIO INTEGRATO" A CURA DEL DOTT. MARIO MENGHERI

 

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ARTICOLO USCITO SU LA NAZIONE GIOVEDI 10 GIUGNO 2010

 

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ARTICOLO USCITO SU IL TIRRENO GIOVEDI 10 GIUGNO 2010: APERTURA SPORTELLO DI COUNSELING C/O CIRCOSCRIZIONE 4 LIVORNO

 

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ARTICOLO USCITO SU IL TIRRENO OTTOBRE 2009

 

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ARTICOLO USCITO SU LIVORNO NON STOP OTTOBRE 2009

 

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INTERVISTA AL DOTT. MENGHERI 

 

1)    A fine ottobre inizierà il corso di Counseling ad approccio integrato promosso dall’Associazione Italiana per lo studio e la Ricerca in Psicosomatica (Airp), corso di cui lei è il responsabile scientifico. Chi è, a grandi linee, il counselor?

 

Il corso di Counseling organizzato dalla nostra Agenzia di Formazione, di cui sono Presidente Nazionale, si pone l'obiettivo di preparare operatori (counselor) che sappiano collocare la relazione di aiuto nella prospettiva attualissima della Promozione del Benessere e della Salute. L'integrazione dei contributi dei diversi approcci attraverso cui il corso si articola consente una formazione dialettica e multifunzionale di queste nuove Figure Professionali, permettendo di apprezzare meglio la complessità dell'individuo, se stessi, e quindi di sostenerlo più opportunamente nel percorso verso il proprio benessere psicologico ed il miglioramento della qualità della propria esistenza.  

Il Counseling si configura come un processo intra e interpersonale che prevede l'acquisizione di una maggiore consapevolezza riguardo al nostro mondo interno: chi siamo, i nostri ruoli, le nostre identità (professionali, genitoriali, sessuali, come figli, come ruoli svolti nella vita,…), il corpo che siamo e l'ambiente in cui viviamo e col quale reciprocamente interagiamo; si esplicita in una relazione di aiuto ed esige una richiesta di aiuto. È un grosso processo di crescita personale che già al secondo anno del Corso dà i suoi frutti. In particolare, la funzione primaria del counselor risiede nelle capacità di ascolto attivo delle problematiche proposte dal cliente e nella loro riformulazione, in modo da mettere in contatto la persona con le proprie risorse interne positive, consentendole di padroneggiarle al meglio, per ristrutturare, se non risolvere, le proprie difficoltà.

Questa figura è conosciuta in America da 60 anni, in Europa da 35, in Italia da 18 anni. L’AIRP, con l’Università di Siena,  si presentano quest’anno, a Livorno, con la settima edizione del Corso di Counseling ad approccio integrato che vede la collaborazione, oltre dell'Università di Siena che lo promuove con l’AIRP, di illustri nomi delle più importanti Scuole psicologiche nazionali (pubbliche e private), quali B. Marzioni, L. Sardella, L. Mengheri: cognitivisti; M. Mengheri, P. Migliorati, V. Tallarico: junghiani; A. Celesti, G. Bonsanti: rogersiani; F. Lamioni: psicosintetico; E. Diadori: Analista transazionale; A. Puleggio: sistemico-relazionale; R. Medina, O. Rossi, A. Contarino: Gestaltici; ed in esperti della Comunicazione: L. Giannini; Y. Patti,..

 

2) Quali sono le differenze principali tra psicologo e counselor?

 

Lo psicologo è una figura professionale che, dopo un percorso universitario di 5 anni, un tirocinio di dodici mesi ed un esame di abilitazione per l’iscrizione all’albo, può svolgere interventi di sostegno e consulenza psicologica (in alcuni casi per la durata di uno, due anni) in situazioni di disagio e/o patologia, diagnosi, somministrazione di test psico-attitudinali, colloqui in ambito di orientamento scolastico e professionale. Diversamente, il counselor, in seguito ad un percorso formativo triennale, aiuta persone che si trovano in situazioni non patologiche, ma di disagio, esistenziali o almeno di confusione riguardo a problematiche o difficoltà presenti nel qui e ora. Il Counseling consiste in un intervento di breve durata, al massimo 20/30 incontri. Mentre lo psicologo si può affacciare, per aiutare un paziente, anche nella vita passata dello stesso, il counselor lavora esclusivamente sul presente del cliente: sulla contingenza. Quest’ultima figura professionale, che si presenta finalmente anche in Italia (negli Stati Uniti esiste da più di 50 anni), risponde dunque ad esigenze diverse rispetto a quelle che comunemente soddisfano l'intervento di uno psicologo. Può essere di grande aiuto al cliente, anche lavorando in sinergia con altre figure professionali, quali lo psicologo, il medico di base, o lo psicoterapeuta. 

  

3) Perché si dovrebbe chiedere aiuto ad un counselor?

 

L’economia nel mondo, in Italia, a Livorno è cambiata; ci sono meno soldi in giro e una figura che possa essere di supporto ad un basso costo ed in tempi relativamente rapidi coincide con le attuali e reali esigenze economiche: questo mi sembra di per sé un primo assunto più che valido.

Nel corso della nostra vita potremmo trovarci di fronte ad un dubbio su una decisione da prendere, riguardo a una relazione o a noi stessi, e potremmo aver bisogno di un riferimento esterno significativo. Nel mondo attuale, sempre più frenetico, in cui si ha poco tempo, spazio (e denaro) da dedicare a se stessi,  sostenere percorsi psicologici di lunga durata o psicoterapie è difficile: il counselor appare dunque come una valida ed attuale risorsa per coloro (singoli individui, coppie o gruppi) che hanno bisogno di un ascolto  professionale, sia in ambito privato che in quello pubblico (ospedali, banche, aziende, enti pubblici, tribunali, comunità educative e di recupero).

  

4) Perché uno studente di psicologia o uno psicologo dovrebbero seguire una scuola di Counseling?

 

Perché il Counseling è uno strumento utile anche per coloro che già hanno intrapreso altri percorsi formativi in quanto permette di acquisire una formazione specifica relativamente ad una tecnica centrata sul “qui ed ora”, ampiamente applicabile in situazioni di disagio o difficoltà che non implichino psicopatologie. Inoltre la nostra scuola di Counseling offre la possibilità di unire aspetti teorici ad altri maggiormente applicativi (ad esempio simulate durante le ore di lezione) scarsamente presenti nei percorsi universitari o in altri percorsi. Portiamo avanti il pensiero e, di esso, la fattuità, che alla teoria sia indispensabile aggiungere un bagaglio esperenziale continuamente supervisionato.

   

5) Nei suoi libri analizza spesso il rapporto genitori-figli. Quali sono le regole principali per essere un buon genitore?

 

A mio avviso, il genitore deve principalmente possedere la capacità di interagire con il proprio figlio nel momento in cui le emozioni diventano più intense. L’essenza dell’essere genitori consiste nell’esserci in un modo particolare, quando esserci conta davvero. L’A.I.R.P. da anni propone corsi di formazione per aiutare i genitori a trovare, ciascuno secondo il proprio stile, questo particolare modo di esserci, incrementando la capacità di interagire, attraverso il riconoscimento dei propri bisogni e quelli dei figli. In questa maniera viene rinforzata l’identità della funzione genitoriale. Un buon genitore non deve scendere a compromessi col figlio (anche se questi ultimi  servono a farlo crescere), divenendo un genitore permissivo, né tanto meno porsi come genitore repressivo (o autoritario) perché entrambi questi due stili educativi hanno lo stesso effetto deleterio sull’educazione del figlio. La cosiddetta “bizza” o rigida presa di posizione del figlio altro non sono che tentativi di separarsi o rendersi autonomi dalle figure genitoriali. In questo senso, quei comportamenti devono essere, se non accolti, quanto meno capiti affinché non si esasperi la relazione. L’autonomia si raggiunge sempre mettendo in discussione la relazione con gli altri. Anche il dilagare di alcune patologie, quali ad esempio i disturbi del comportamento alimentare o le chiusure verso il mondo, altro non sono che manifestazioni e tentativi di ricerca di autonomia. Un primo passo verso la propria libertà consiste talvolta nell’omologarsi al comportamento del gruppo dei pari (che consiste in un iniziale nucleo esterno alla famiglia) fino ad assumere anche sostanze psicoattive o atteggiamenti di imitazione (piercing, tatuaggi,...) che possono tranquillizzarci e illuderci di essere in comunione al gruppo sociale e più separati dai genitori: più vicini ad una nostra, al momento ipotetica, libertà. Sono passi da non sottovalutare: più che indicizzarli e mortificarli vanno tenuti in opportuno conto. Solo attraverso il dialogo, lo scendere a patti, il confrontarsi con loro (genitori-figli), si può pensare di avvicinarsi a loro e migliorarne la relazione. Attraverso il dialogo si possono infatti ridimensionare numerose esigenze e consentire l’esplicitarsi di richieste che altrimenti finirebbero, ad esempio, in un ….piercing.  

   

6) Come contrastare il dilagante fenomeno del bullismo?

 

 

Ormai da tempo è possibile assistere nel contesto scolastico a fenomeni di prepotenza, aggressività e derisione tali da parlare di bullismo. Ma di preciso quando si può affermare di essere di fronte a tale fenomeno? Quando uno studente è prevaricato o vittimizzato, viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni. Il bullismo si configura come un sistema forte, pervasivo e strutturante, che definisce le relazioni all’interno del gruppo creando un equilibrio, sia pure distorto, in cui si ripartiscono vantaggi per quasi tutti gli attori. Per contrastarlo e prevenirlo è possibile ricorrere ad un’ampia gamma di interventi, da quelli più generali che chiamano in causa istituzioni come i Ministeri della scuola e dell’educazione, della salute ecc., che promuovono progetti di prevenzione trasversale a livello scolastico, finalizzati ad aumentare la consapevolezza del problema negli “attori” coinvolti nella routine sociale del bullismo, ad altri più specifici di prevenzione selettiva, indirizzati a gruppi a rischio, come per esempio le classi nate dall’incontro tra gruppi diversi o in cui è presente un elemento di debolezza o diversità particolarmente forte. Tra i possibili interventi, si possono ricordare quelli orientati all’ascolto dei bisogni individuali (counseling alla classe operato da docenti interni o da personale esterno alla scuola) ; i training di addestramento alle abilità sociali, che attualmente risultano i più privilegiati in Nord America, e che prevedono di agire direttamente sui soggetti designati come bulli e come vittime, i cui comportamenti disadattivi sono considerati il frutto di specifici deficit socio-cognitivi ed emotivi che si ritiene possano essere "corretti"; infine la cosiddetta peer-education, che si basa sulla possibilità di utilizzare i pari come “agenti di cambiamento”, facendo leva su quelle che sono le naturali attitudini prosociali dei ragazzi, la loro capacità di provare empatia e di mettersi nei panni di un compagno meno fortunato di loro. Forse è interessante sapere che, per combattere questo fenomeno l’AIRP ha in atto un programma che ci ha visto impegnati da due anni con insegnanti, genitori e allievi di scuole livornesi sia elementari che medie inferiori e superiori.

 

 

 

ARTICOLI PRECEDENTI:

Intervista Dott. Mengheri (Corriere di Livorno, 05-02-2009)

 

Intervista Dott. Mengheri (Corriere di Livorno)

Promozione Corso Counseling 2008-2009 (Il Tirreno)

Promozione Corso Counseling 2008-2009 (Corriere di Livorno)

Promozione Corso Counseling 2008-2009 (ultimo articolo Corriere di Livorno)

Articolo Presentazione Corso Counseling '08-'09 c/o Circoscrizione 4 a Livorno (Il Tirreno)

Articolo Gruppi Mutuo Aiuto Disturbi del Comportamento Alimentare (Livorno nonstop) 

Articolo VIII Convegno Psicosomatica su Livorno nonstop

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