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Counselor e Counseling

e Promozione della salute... descriviamone gli ambiti



1. Introduzione

Oggi più che mai, e soprattutto nei giovani, se c'è da intraprendere un qualsiasi percorso decisionale, c'è la tendenza di trattenersi a lungo nelle valutazioni delle alternative possibili. Si passa per riflessività l'incapacità di decidersi ad affrontare il rischio di una precisa decisione. La richiesta di chiarezza originata in un momento di effettiva confusione, diviene rapidamente una sollecitazione a condividere la responsabilità e questo spesso maschera un tentativo di delega della medesima. Con il processo di counselinga da pproccio integrato, proposto dalla nostra scuola, insegnamo ai futuri counselor ad assumersi le proprie responsabilità e quali siano i loro diritti chiarendo, con maggior consapevolezza, i ruoli e le identità e ciò che a quel ruolo spetta. Questo, di per sé, crea uno stato di benessere.

La molteplicità degli interventi di aiuto, apparsi in questi ultimi decenni, ha permesso, consentito, trascurato di vedere questo strumento come processo orientato anche verso la promozione della salute . Dare, o ri-dare, dignità alla salute, dopo il "troppo" spazio mentale che è stato fornito al disagio è significato, spesso, toglierle il valore, la valenza che merita a scapito e dimenticando il fatto cheessa deve essere accolta, coccolata, valorizzata, coltivata come un locus a favore del nostro benessere.

2. Nascita e campo di azione del Counseling

Il counseling è nato negli Stati Uniti negli anni cinquanta. Fin da allora si è posto come supporto nei servizi socio-psicopedagogici e/o come servizio di orientamento psico-sociale e lavorativo nel singolo, nella coppia,nella famiglia e nelle organizzazioni sia pubbliche che private.

La varietà degli ambiti d'intervento del counseling , a cui fa riscontro un'altrettanta ampia gamma di modelli teorici di riferimento, testimonia l'esigenza e la complessità con cui oggi si esprime, con il bisogno della relazione di aiuto, la risposta, da parte del counselor ,volta a offrire al cliente l'opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiare modalità del vivere più proficue e improntate all'ottenimento di un maggior benessere.



Si stabilisce una relazione di counseling quando una persona, che riveste regolarmente  o temporaneamente il ruolo di counselor, "offre o accetta esplicitamente di offrire tempo, attenzione riguardo a una persona o a più persone temporaneamente nel ruolo di cliente/i" (Sanders,2003, p.13).

In alcune persone, poche sedute orientative sono risultate sufficienti ad aiutar loro a trovare quella sorta di equilibrio o ri-equilibrio che cercavano. Questo non significa rinnegare la professione di psicoanalista o psicoterapeuta, ma, con maggior consapevolezza, imparare a muoversi, grazie a ricerche teoriche e pazienti, anche nel processo e per la formazione del counselor .Lavoro che, quando è possibile, consente in pochi mesi di aiutare una persona a ritrovare se stessa. Niente a che vedere col processo psicoanalitico o psicoterapeutico. I tempi e le esigenze sono cambiati e così anche noi professionisti della "psi"dopo averlo imparato con i nostri pazienti, dalle nostre e loro sedute e ricerche, abbiamo valorizzato appieno questa figura fino a ritenere opportuno formarne, in Italia, un nuovo profilo professionale .Gli strumenti usati per questa "quasi nuova" figura professionale -da più di cinquanta anni esiste in America- devono essere sempre più flessibili e articolati, capaci di contenere il disagio e forme di intervento sempre più brevi ed efficaci che non comportino un costo eccessivo in termini di tempo, denaro e di energia. Promuovere il cambiamento, promuovere la salute entra tra le strategieche ci devono aiutare a vivere meglio. Concederci di cambiare, in questo mondo sempre più specialistico e settoriale, non è una condizione sufficiente ma diviene indispensabile perché si possa pensare a nuove strategie più snelle, più proficue e più efficaci.

Per definire il campo d'indagine del counselor dobbiamo capire chi è, come,dove opera e perché. Il processo di counseling oscilla tra una relazione a carattere prevalentemente educativo e una a carattere prevalentemente terapeutico. Non dimentichiamo che gli psicologi in Italia esistono solo da poco più di quaranta anni. Quella che oggi definiamo "terapia" era appannaggio dei saggi, dei cari amici, dei nonni di famiglia, dei sacerdoti, dei curanderos, dei cantastorie, dei proverbi. Con teorie, tecniche e metodi sempre più precisi e raffinati sono nati gli psicoanalisti prima e, più tardi, gli psicoterapeuti con i numerosi e diversificati approcci teorici. Cinquantanni fa, in Italia, il sistema sociale, come gli psicoterapeuti, erano, riguardo il reale aiuto psicologico alla personae la promozione della salute, praticamente assenti.

Il processo di counseling è un processo,un itinerario attraverso il quale il soggetto apprende ad essere sempre più libero, perché con il percorso si sciolgono condizionamenti interni ed esterni che, per varie ragioni, limitano al consultante le potenzialità. In questa progressiva conquista di sé matura anche l'apertura verso gli altri e la responsabilità al farsi carico di loro eventuali necessità. La situazionedi attaccamento a cui sembriamo riferirci non si risolve in una relazionedi accadimento che faciliterebbe nel soggetto una sorta di regressione con una più o meno esplicita delega di responsabilità al counselor, ma inun passaggio da una condizione di incertezza a un'ipotesi controllata di assunzione di rischio che ogni decisione comporta e che impegna oltre il momento stesso in cui è stata presa.



In un processo di counseling il soggetto impara a ripercorrere in modo consapevole il proprio passato e a schiudersi a una visione di futuro che gli permettedi sperare ad un miglior stato di benessere e in un miglior esito positivo delle sue scelte: la mente diviene predisposta ad accogliere (anche) il successo. La persona che si presenta al counselor è, di solito, in un momentaneo stato di crisi, ma anche sostanzialmente in grado di assumersi l'onere delle responsabilità delle sue decisioni. È necessario che il counselor impari a formulare giudizi sintetici, a volte lapidari, che determinino decisioni puntuali e non differibili. Si sta parlando di una grande responsabilità e capacità di cogliere al volo la parola, l'espressione, il sospiro del consultante per lavorarci sopra e restituirgli tutto questo elaborato e dunque più chiaro, per aiutarlo ad una maggiore aperta consapevolezza di ciò che sta portando inseduta. 

Il counseling psicologico consiste in un intervento di aiuto, in un processo attraverso il quale il singolo, il gruppo o i partner vengono aiutati a comprendere la situazione fonte di conflitto, a gestire il problema assumendosi individualmente la responsabilità, ad acquisire le abilità a prendere decisioni e ad operare scelte. Il processo di counseling mira all'autoconsapevolezza, all'autopercezione, all'autodeterminazione e all'autocontrollo. Ha a che fare con l'area del benessere (promozione della salute) e del disagio (prevenzione e relazione d'aiuto). In un'ottica di approccio integrato, in cui lo collochiamo, l'intervento formativo si compie attraverso specifiche fasi sia teoriche che esperenziali. Il counseling può essere avvicinato a una particolare modalità di entrare in relazione col cliente (individuo o famiglia che sia) inteso come sistema, e alla sua storia. Allo stesso tempo però, analogamente alla psicoterapia, consiste in un progetto indirizzato al supporto e sostegno attraverso la relazione.

Per il counselor non esistono situazioni facili. Ogni richiesta mette in gioco la sua identità, il dover chiedersi continuamente e con chiarezza "chi sono io?" e con la sua rete relazionale, "chi sono io per loro?" e ancora, "chi sono gli altri per me?". Chi intraprende il mestiere del counselor deve saper rispondere con chiarezza a queste domande e a collocarle nell'oggetto intorno a cui si articola la richiesta d'intervento: lo studio, la malattia, il lavoro, la famiglia, la provenienza…….. Perognuno di questi interrogativi occorre "aiutare a" trovare una risposta," che sia soddisfacente sotto il profilo dell'autopercezione, della comprensione del problema, della densità emotiva del problema e dei valori chiamati in gioco" (Binetti e Bruni,2003, p. 17).

Nel processo di counseling il soggetto deve essere già consapevole di assumersi le proprie responsabilità (spesso non è presente questo, soprattutto all'inizio, in un processo psicoterapeutico) anche se il soggetto attraversa un periodo di confusione e di timore. Il counselor deve essere ben attento ad evitare le possibili contaminazioni emotive in cui il soggetto alcune volte cerca di attrarlo, confondendo i confini della propria e sua identità. Per questo diviene indispensabile un lungo periodo di supervisione durante la formazione del counselor , in modo non diverso a quanto avviene nel training psicoterapeutico. Ciò deve avvenire con massima accuratezza, considerando che le sedute che propone il counselor ai suoi clienti, per un percorso di counseling , non devono superare mai il numero di venti. Una lettura inadeguata dei bisogni del soggetto può comportare una distorsione nella valutazione della richiesta e quindi una ridefinizione del problema in termini improduttivi. È qui che si può distinguere un processo di psicoterapia breve da un intervento di counseling anche se a volte è proprio questo che fa da precursore alla presa di coscienza del cliente (o suggerimento del counselor ) della necessità di un lavoro che veda mettersi in moto parti psichiche più profonde. Di solito è proprio diverso l'atteggiamento profondo con cui il soggetto accede alla richiesta, anche se non ne è consapevole. Inaltre parole molti soggetti si avvicinano al counselor perché temono una psicoterapia ma non sanno che hanno gia iniziato con esso un processo che porterà loro, più tardi, magari a uno o due anni di distanza, ad un processo psicoterapico.

Il counselor spiana la strada, allevia la paura e rende più consapevole, nei casi in cui ce ne è bisogno, dell'esigenza del cliente al trasformarsi in paziente per guardarsi ancor con più energia, e meno timore, in profondità.Questa figura professionale è dunque di grande aiuto non solo al cliente in quanto, anche nei casi i cui il suo intervento non appaia immediatamente proficuo (come del resto in molti lavori psicoterapeutici o psicoanalitici) può contenergli e ridimensionarglile paure, ma anche allo psicoterapeuta perchè il suointervento gli sta preparando, formando, un soggetto più consapevole della propria situazione psicologica e dei suoi bisogni.