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Promozione della Salute

 

 promozione della salute

La Promozione dellaSalute nasce in primo luogo dai progressi della medicina, delle scienze psicosociali, dalla teoria generale dei sistemi, nonché dall'integrazione dei vari approcci psicologici alla psicopatologia e,solo più tardi, dalla Psicologia della salute.

Nasce dall'evoluzione di un modello di cura sia fisica che psicologica, che in origine confinava la complessa globalità di ciascun individuo all'interno di un paradigma che prendeva in considerazione due principi:

- riduzionismo biologico , per cui qualsiasi altro livello di analisi identificabile nello studio dell'uomo, secondo una prospettiva scientifico-sanitaria, deve essere ricondotto a quello biologico ad esso sottostante;

- schema eziologico classico ,secondo il quale il processo patogenetico avrebbe inizio sempre e comunque da una lesione d'organo, da cui seguirebbe un difetto funzionale esistente nella malattia.
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Nonostante i suoi benefici il Modello Biomedico ha generato gravi problemi che arrestano il nostro progresso .Esistono aspetti critici della salute per i quali il modello biomedico palesemente non fornisce la prospettiva più efficace, trascura dati importanti, lede gli esseri umani o impedisce loro di attingere alle loro potenzialità. Inoltre si stanno verificando alcuni significativi cambiamenti nella società, cambiamenti che influiscono sulla relazione medico-paziente e che i professionisti della salute devono affrontare.Tra questi, Zucconi e Howell (2003, p.57) riportano:

•  Crescita dei consumi dei farmaci;

•  Spostamento del luogo di cura dall'ospedale alla comunità;

•  Maggiore attenzione alla prevenzione e all'informazione;

•  Riconoscimento dell'autonomia del paziente;

•  Maggiore responsabilità dell'ospedale per le cure mediche;

•  Contenimento dei costi medici;

•  Ambiente recentemente litigioso;

•  Movimento della medicina solistica e delle medicine alternative;

•  Critiche all'autoregolamentazione professionale;

•  Nascita, nel mondo dei disabili, di una cultura in difesa della propria dignità e dell'autoaffermazione;

•  Declino del ruolo della medicina ed espansione del ruolo di altre professioni;

Questi sviluppi hanno reso il modello biomedico limitato e limitante in misura inaccettabile. La tensione e l'inquietudine che ne derivano favoriscono la ricerca di nuovi paradigmi di più ampia portata.

Per riuscire ad ottenere i risultati di cui tanto necessitiamo per trattare la complessità della salute umana, è essenziale un costrutto più onnicomprensivo ed efficace, che tenga conto degli aspetti psicologici e sociali , che osservi la salute dalla prospettiva dell'organismo e della sua relazione con l'ambiente e che riconosca l'importanza dell'empowerment personale. Tale paradigma non intende screditare gli importanti progressi compiuti tramite l'approccio biomedico Esso vuole bensì ampliare le nostre prospettive e accrescere la capacità di ciascuno di tutelare salute e benessere .

Al modello biomedico si sostituisce dunque quello biopsicosociale (fig.2),un paradigma che ritiene che la salute sia determinata da una molteplicità di fattori biologici, psicologici e sociali che interagiscono reciprocamente, nella convinzione che l'organismo umano è meglio compreso se rappresentato come un sistema facente parte di sistemi più ampi, come la famiglia di origine, la comunità di appartenenza, lo stato socioeconomico, la professione, il contesto culturale, l'ambiente in cui si vive: tutte le strutture viventi possono essere insomma descritte come incluse in sistemi più ampi e composte a loro volta da sottosistemi in costante interazione reciproca.

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La salute viene promossa conferendo potere (empowerment) agli individui, i quali sono ritenuti responsabili e capaci di prendere provvedimenti che tutelino la propria salute . La mente e il corpo sono considerati un unico elemento, ciascuno in grado di influenzare fortemente l'altro. Secondo questo modello gli individui sono visti come largamente responsabili per la propria salute e i professionisti della salute appaiono valide risorse umane.

Come abbiamo più volte ribadito, il trattamento riguarda l'intera persona e non soltanto i sintomi fisici associati alla malattia. Esso può comprendere l'incoraggiamento a cambiare comportamenti e stili di vita, strategie di coping, può offrire sostegno sociale ed emozionale e favorire un adeguamento migliore alle cure mediche, esortando il paziente ad un ascolto attivo riguardo le nuove strategie di cura proposte dal medico, dallo psicoterapeuta, dallo psicologo e dal counselor.

A differenza di ciò che suggerisce il modello biomedico, gli approcci al modello biopsicosociale (fig. 2) riconoscono tre livelli distinti tra loro integrati, ciascuno dotato di pari dignità rispetto agli altri. In altri termini, nessuno di essi è riconducibile ad un altro livello,poiché ciascuno è espressione di una dimensione di per sé ultima.

Come già riferito, a partire da questo modello, l'Organizzazione Mondiale della Sanità giunge a definire la salute come uno stato di benessere fisico, psicologico e sociale .

Per la prima volta quindi, la salute non è più definita in negativo, come assenza di qualcos'altro, ma come uno stato positivo in cui si integrano unitariamente funzioni diverse, orientate al benessere dell'organismo stesso. Il modello Biopsicosociale riconosce che la salute è costruita socialmente nel contesto dei comportamenti e delle relazioni umane. Questo punto di vista ci permette di comprendere che la salute viene creata dagli stessi esseri umani.

La Psicologia della Salute

A partire da questo rinnovato panorama scientifico, chi più di altri accoglie in ambito psicologico le emergenti evenienze teorico-pratiche è la Psicologia della Salute, neo-nata branca della psicologia che si costituisce per la prima volta negli Stati Uniti d'America tra la fine degli anni settanta ed i primissimi  anni ottanta,

Matarazzo,nel 1980, definisce la Psicologia della Salute come l'insieme dei contributi specifici della disciplina psicologica, alla promozione e al mantenimento della salute; alla prevenzione e al trattamento della malattia; all'identificazione dei correlati eziologici, diagnostici della salute, della malattia e delle disfunzioni associate; all'analisi e al miglioramento del sistema di cura della salute e di elaborazione delle politiche della salute.

Da più di dieci anni le principali ragioni di morte sono rappresentate, anziché dalle malattie infettive, per lo più acute, da quelle ad andamento cronico, quali  cancro, diabete, malattie cardiovascolari, nonché dagli infortuni,specialmente quelli stradali. Rispetto a questi agenti, l'importanza dei fattori psicologico-comportamentali diviene decisiva a tutti  i livelli : nell'insorgenza, nell'evoluzione e nella gestione degli stessi.

Utilizzando una schematizzazione esemplificativa, è possibile distinguere tre ampie categorie in cui riscontrare i suddetti fattori:

1) stili di vita;

2) reazioni alla malattia e al ruolo di malato (ascolto del proprio corpo e dei suoi segnali);

3) effetti psicofisiologici diretti (fattori psicologici non mediati da quelli comportamentali, ad es. stress, psicosomatosi).

Nei primi due punti, si fa riferimento a tutte quelle situazioni in cui specifici comportamenti, a loro volta sostenuti da processi psichici sempre consapevoli, mettono a rischio la salute o la stessa incolumità della persona. Basti pensare, ad esempio alla dipendenza da fumo o alcol, al mancato uso delle cinture di sicurezza, al perseguimento di diete inadeguate o, per finire, alla mancanza di esercizio fisico. Intervenire nella modificazione dei comportamenti significa necessariamente riconoscere e confrontarsi con una dimensione emotiva sottostante, con bisogni orientati alla ricerca persistente di soddisfazione e ai processi mentali di razionalizzazione, come meccanismi di difesa consapevoli.

Il tema indicato al punto due poi, evidenzia quanto possa essere importante l'assunzione di un corretto comportamento nel ruolo di malato, rispetto alla malattia da cui si è afflitti, così come verso la figura di colui che cura. Una persona capace di ascoltare il proprio corpo e riconoscerne i segnali di disagio/sofferenza, è sollecita nel sottoporli all'attenzione degli esperti e disponibile a seguirne poi le indicazioni terapeutiche (il termine usato in questi casi è di compliance); in questo modo, aiuta innanzitutto sé stessa e, in seconda battuta, mette il sistema sanitario in condizione di evitare inutili sprechi economici, oltre che gli inevitabili problemi organizzativi connessi ad un inadeguato utilizzo.

Nella terza categoria, infine, vengono annoverati tutti quei casi, sempre più numerosi, in cui è riconosciuta una chiara relazione causale tra stress, quindi atteggiamento psicologico rispetto ai comuni stressors (Selye, 1971), e malattie somatiche.

 

Con la Promozione della Salute siamo di fronte ad un'impresa entusiasmante,che lancia a tutti noi, a livello individuale e collettivo, una valida sfida, e che nel tempo diventerà uno strumento per misurare il progresso del genere umano (Zucconi, Howell, 2003, p. 19).

 

La Promozione della Salute e l'A.I.R.P.

Analisi del bisogno sociale

Il lavoro di questi anni sul territorio a stretto contatto con situazioni per diversi motivi, legate a condizioni di malessere sia fisico che psicologico, ha portato l'Associazione a cogliere una serie di bisogni e a condurre conseguentemente alcune riflessioni sulla natura e sul significato stesso degli interventi  di sostegno e di supporto alle  condizioni di disagio.

La ricerca del benessere, del piacere di vivere, di una più ampia qualità della vita e delle relazioni sociali è un processo che coinvolge risorse individuali e sociali molteplici, che sono attribuibili al corpo, alla mente ed all'ambiente che ci circonda.

 

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Una visione "ecologica" di così ampia portata, sembra però fare qualche passo indietro ogni qual volta il malessere sia fisico, che psicologico viene ridotto a semplicistica espressione organica, risposta ineluttabile di una medicina organicistica e della sua pratica diag nostica. La pratica medica moderna, infatti, è strutturata secondo una gerarchia che vede il medico al vertice della scala, al di sopra degli altri professionisti della salute, con il paziente al livello più basso. Poiché questa pratica interessa anche il modo di relazionarsi al paziente, la conseguenza è che se ne sottovalutano le preoccupazioni,le osservazioni, il bisogno di dignità e se ne sviliscono le potenzialità di recupero .Una realtà così articolata comporta necessariamente una mancanza di potere del paziente. Se ne comprendono immediatamente le conseguenze se si esamina il significato della parola paziente e dei suoi sinonimi: sottomesso, calmo, remissivo, che patisce sofferenze.Indubbiamente ciò può determinare come effetto collaterale dell'attuale pratica medica una sorta di "annullamento della persona".

Il comportamento indifeso e passivo che ci si aspetta dal paziente è in realtà dannoso per la sua salute .La maggior parte delle persone non ritiene di essere la principale responsabile della propria salute: coscientemente o no, allontana da sé questa responsabilità, conferendola alla classe medica, alla quale si affida per guarire in caso di malattia. Conseguenza di tale atteggiamento è che molti, dopo la guarigione, conservano le abitudini di vita precedenti, fino a quando non sopraggiunge una nuova malattia per curare la quale si rivolgono nuovamente al medico in cerca di una nuova terapia, in un circolo vizioso che può non aver fine.

In realtà la maggior parte delle persone, sane o malate che siano, non sente di avere il controllo della propria salute. Nei paesi industrializzati molti esseri umani hanno assunto un atteggiamento di "impotenza acquisita" rispetto alla propria salute e al proprio benessere e non se ne considerano responsabili in prima persona . Hanno in un certo senso consegnato, spesso inconsapevolmente, il proprio potere ad altri: ai datori di lavoro, ai leader politici, alle istituzione sanitarie. Ad accrescere ulteriormente il danno, essi compiono un profondo atto di autonegazione, quando pensano di non avere la possibilità di operare alcun cambiamento: delegando ad altri il proprio potere, infatti, si sono condannati ad essere incompetenti su argomenti che riguardano salute e sanità. Tenere il dovuto conto di questa passività, che scaturisce dall'influenza sulla nostra cultura della sorprendente magia (Zucconi,Howell, 2003, pp. 33-4) della medicina moderna, significa iniziare un lavoro di Promozione alla salute (Mengheri 2003).

 

Il fascino della passività

Il ventesimo secolo ha comportato infinite conquiste per la medicina,vaccini contro flagelli che hanno decimato le passate generazioni,nuovi farmaci ad alta efficacia, la mappatura del codice genetico e le promettenti potenzialità che ne scaturiscono. Senza considerare la tradizionale riverenza riservata da tempi immemorabili alla saggezza del guaritore e la ricerca di conferme che continuano ad evidenziare l'importanza fondamentale delle credenze e della speranza nell'efficacia del trattamento ricevuto: una pratica che accresce il senso di soggezione del paziente nei confronti del professionista sanitario, sminuendo invece il proprio potere . A ciò va aggiunta l'incessante ricerca di efficienza, che esaspera la vita moderna ed esige che i professionisti della salute imparino a gestire più casi possibili anziché privilegiare i bisogni . Tutti questi fattori comportano ulteriore impotenza per l'individuo.

L'impatto di questi affari è incalcolabile ed è doveroso non sottovalutare il fascino della passività .A quasi tutti piace essere accuditi, ed essere accuditi bene. E a molti aggrada poter cedere alcune incombenze della propria vita in modo che vengano gestite da altri: c'è chi delega al proprio coniuge molti aspetti della propria vita, personale ed emozionale, chi delega a segretarie e colleghi la gestione di alcune mansioni, perché dunque non rivolgersi all'istituzione medica per far gestire la propria salute? È in un certo senso un'aspettativa legittima e una fantasia estremamente allettante.

Sembra infine indispensabile che gran parte del comportamento umano sia orientato da aspettative di vantaggi a breve termine, che alla lunga possono comportare conseguenze negative .La tentazione di non far nulla rispetto a temi come quello della salute sarà sempre presente nell'uomo: eludendo o rimandando la riflessione sui comportamenti che possono determinare conseguenze dirette sulla qualità della propria vita, si opera una scelta che nell'immediato riduce il senso di ansia. (op. cit. p. 34). La maggior parte delle persone, dunque, quando non si sente bene o soffre di qualche problema di salute, consulta un medico. Si riferisce al medico il problema e i sintomi ad esso correlati: il medico effettua una visita a seguito della quale formula una diagnosi e prescrive una terapia. La maggiorparte dei pazienti, ma non tutti, segue la terapia e attende pazientemente un miglioramento. Spesso questo meccanismo funziona, in parte grazie ai progressi conseguiti dalla medicina.Sfortunatamente talvolta i risultati sono meno che soddisfacenti per molteplici motivi.

Le rimostranze dei pazienti sulla sanità sono diventate sempre più dure, denotando una reale crisi nell'attuale sistema sanitario . Le segnalazioni sono le più svariate: visite mediche troppo brevi, alto costo di medicine e terapie, terapie sbagliate, coperture sanitarie inadeguate, effetti collaterali indesiderabili di medicine e terapie, freddezza nel comportamento dei medici e degli operatori sanitari, dimissione ospedaliera precoce. Nonostante il comune riconoscimento dei progressi compiuti dalla medicina (Zucconi, Howell, 2003, p.19), nei cittadini è diffuso un opprimente senso di frustrazione, delusione e rabbia nei confronti del sistema sanitario nazionale.

A seguito dell'esperienza condotta dall'Associazione Airp, negli ultimi anni nel campo dell'intervento psicosociale in materia di disagio psicologico (giovanile e non) e sostegno offerto alle persone affette da patologie ed handicap fisici, è stato rilevato sul territorio un bisogno emergente di opportunità di informazione, formazione personale e sostegno di gruppo, attorno alle problematiche della Promozione della Salute. Con questo concetto viene comunemente indicato l'insieme di azioni volte a migliorare la qualità della vita delle persone, con particolare riferimento – coerentemente con la mission dell'Associazione – che si trovano a confrontarsi con il disagio e l'handicap sia fisico, che psicologico.

Purtroppo,è la pratica che lo dimostra, lavorare settorialmente, ad esempio dal punto di vista medico, su una malattia o su un disagio, non comporta risultati particolarmente soddisfacenti dal punto di vista dell'efficacia e dell'efficienza degli interventi, se questo non è collocato e supportato da un quadro di intervento più complessivo che tenga conto della globalità della persona e di tutte le sue sfaccettature (sia psicologiche, che sociali), fino ad arrivare a situazioni limite, nelle quali  sembra emergere una sorta di accanimento terapeutico , sugli aspetti sintomatici e più visibili della malattia, che pare travolgere la persona stessa dietro alla malattia stessa.

Lavorare per la Promozione della salute significa, mettere in campo azioni di informazione, formazione e sostegno psico-sociale tese a mettere al centro dell'intervento la persona nella sua totalità (e non solo il corpo organico), azioni mirate a rendere il soggetto protagonista attivo della sua storia, anche nella condizione di disagio, unico soggetto che può realmente incidere positivamente sulla propria condizione. Lavorare per la Promozione della salute significa inoltre,dare concettualmente un significato ulteriormente positivo all'intervento nel disagio, superando i concetti stessi di cura e prevenzione.


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